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POL - Lazio, reddito minimo garantito: 7 mila euro ai disoccupati
 
Lazio, reddito minimo garantito: 7 mila euro ai disoccupati
Roma, 4 mar (Velino) - I disoccupati e i precari del Lazio potranno contare su una somma di denaro fino a 7 mila euro all’anno, su un aiuto per il pagamento del canone d'affitto e sull’uso gratuito dei mezzi pubblici. Sono queste le misure per contrastare la crisi economica previste dalla legge sul reddito minimo garantito, approvata dal Consiglio regionale con 32 voti a favore, 4 contrari e 2 astenuti. Per ottenere i benefici si dovrà dimostrare di essere residenti nel Lazio da almeno 24 mesi al momento della presentazione della domanda, essere iscritti alle liste di collocamento dei Centri per l’impiego e avere un reddito personale imponibile non superiore a 8 mila euro. I Comuni potranno intervenire con una serie di prestazioni indirette per garantire la circolazione gratuita sui mezzi pubblici locali, favorire la fruizione di attività e servizi di carattere culturale, ricreativo o sportivo, contribuire al pagamento delle forniture di pubblici servizi e assicurare gratuitamente i libri di testo scolastici. Sempre le amministrazioni locali potranno prevedere l’erogazione di contributi per il canone di locazione. Le domande dovranno essere inoltrate ogni anno al Comune capofila del distretto sociosanitario a cui appartiene il Comune di residenza del soggetto interessato.

“La Regione non lascia soli i lavoratori, le famiglie e le imprese”, ha affermato il presidente della Regione Piero Marrazzo, che nel suo intervento in aula ha chiesto all’assessore al Bilancio, Luigi Nieri, e al Consiglio di aumentare le risorse destinate al provvedimento e di monitorare la crisi, in vista di un eventuale ulteriore stanziamento in assestamento di bilancio. Così la posta è stata raddoppiata per l’anno 2009, passando dai 10 milioni previsti inizialmente ai 20 contenuti in un emendamento alle disposizioni finanziarie. “Ormai – ha osservato il governatore - nessuno nasconde più l’eccezionalità della crisi. Sono proprio gli analisti a concordare e a ritenere gravi e duraturi i suoi effetti. Vediamo ovunque stime al ribasso sulle stime ufficiali del governo. I dati sul pil del 2008 ci riportano indietro alla crisi petrolifera di oltre 30 anni fa. Il tessuto economico della nostra regione è costituito da piccole e medie imprese che ricorrono al lavoro precario e intermittente. A ciò si aggiungono alcune grandi crisi industriali legate a dinamiche nazionali, quella dell’Alitalia, quella delle telecomunicazioni, quella della Fiat”. Secondo Marrazzo, nel 2009 saranno 50 mila le persone che rischieranno il posto di lavoro nel Lazio, anche perché “negli anni non siamo stati capaci di adeguare il sistema del welfare ai mutati scenari nel mercato del lavoro”.

Marrazzo ha ricordato l’istituzione del Comitato straordinario per il credito per quegli imprenditori che si sono trovati improvvisamente in crisi di liquidità e la cassa integrazione anticipata dalla Regione per 600 lavoratori, che entro la metà di marzo saranno 1.500. “È un dato importante – ha sottolineato - , perché significa che centinaia di famiglie hanno la sicurezza di un reddito. Lo sforzo è quello di dare risposte diverse a una crisi complessa con un obbiettivo preciso: tenere insieme la nostra comunità. La legge che istituisce il reddito minimo garantito è un primo passo impegnativo in un progetto più ampio per fronteggiare una crisi profonda”. “La Regione Lazio – ha sottolineato il presidente della Pisana, Guido Milana - è la prima ad aver approvato una legge così articolata, importante non solo per il sostegno che rende alle fasce più deboli della popolazione, ma anche perché rimette in moto i consumi. In attesa che il Parlamento faccia qualcosa, oggi il Consiglio regionale ha approvato una legge che rappresenta lo strumento fondamentale con cui l’assemblea legislativa del Lazio intende contrastare in modo concreto le difficoltà che da tutto il mondo si abbattono sul nostro Paese e sulla nostra regione”.

Per l’assessore al Lavoro, Alessandra Tibaldi, le parole che caratterizzano la legge sul reddito minimo garantito sono opportunità, garanzia e scelta. “Quando abbiamo avviato questo percorso – ha ricordato l’assessore al Lavoro - le nostre intenzioni erano quelle di intervenire sul presente per costruire le basi di un futuro più certo, costruendo strumenti che riescano a definirsi nel loro percorso in modo più forte per diventare strutturali”. Il presidente della commissione Lavoro della Pisana, Peppe Mariani, ha ripercorso le tappe di “un serio ed approfondito iter di confronto con rappresentanze del mondo sociale, economico e lavorativo per giungere alla legge”. Il capogruppo dei Socialisti riformisti Donato Robilotta, primo firmatario di una delle sette proposte di legge esaminate dalla Commissione Lavoro, invece non si riconosce nel testo approdato nell’Aula consiliare che ha definito “demagogico e populista”.

“Questa legge non c’entra niente o c’entra pochissimo - ha sottolineato Robilotta -, va in un’altra direzione. Avevo presentato una proposta di legge per i precari che andava a sostenere quei lavoratori che rischiano di essere espulsi dal mondo del lavoro. In commissione non c’è stata la possibilità di discuterla. La proposta di legge di cui sto parlando porta anche le firme degli assessori Fichera e Di Carlo e di altri consiglieri sia della maggioranza che dell’opposizione. Di quella proposta nel testo che stiamo discutendo oggi non c’è niente. Questo testo è un testo manifesto della maggioranza che non interviene sul lavoro, bensì sulle politiche sociali, sull’universo mondo”. Giuseppe Celli (Sdi) ha definito la legge “un pezzo importante dello stato sociale della Regione Lazio” mentre Augusto Pigliacelli (Udc) è convinto che il provvedimento “rappresenta appena un primo passo per andare incontro alle esigenze dei nostri concittadini svantaggiati, ma anche il segnale che le istituzioni sono vicine a chi ha veramente bisogno”.

Massimiliano Maselli (FI-Pdl) ha espresso perplessità su quella che non è una legge di contrasto alla crisi, annunciando però l’astensione del suo gruppo. “È evidente – ha rilevato Maselli - che la cifra di cui andrebbero a beneficiare le famiglie indigenti sarebbe irrisoria, ma prendiamo atto dello sforzo di aver raddoppiato la posta di bilancio”. Wanda Ciaraldi (Pd) ha rammentato che la legge sul reddito minimo è un atto che rientra nel programma della maggioranza. “Lo abbiamo sempre ritenuto fondamentale – ha detto la Ciaraldi -, visto che l’Italia e la Grecia sono gli unici Paesi europei a essere privi di questo strumento vitale per le fasce sociali in difficoltà”. Il capogruppo di An-Pdl, Antonio Cicchetti, ha annunciato il voto contrario del suo gruppo a una legge a suo avviso “diseducativa, perché dà uno stipendio per la pura appartenenza a una comunità”. “Esiste un reddito di cittadinanza nel Kuwait, dove navigano nel petrolio – ha fatto notare - ma qui siamo in un altro contesto economico con altre prospettive di ricchezza. Qui inondiamo categorie con sussidi che diventano irrisori e che si prestano a una serie di abusi come è avvenuto con la legge per i disoccupati e con la legge sui lavori socialmente utili”.

Di parere diverso Enrico Luciani (Mps), secondo il quale ci troviamo di fronte alla “morte annunciata di un sistema, quello della cosiddetta flessibilità nel mercato del lavoro”. Per il capogruppo del Prc, Ivano Peduzzi, ci troviamo di fronte a due punti di vista contrapposti, “tra chi il precariato lo vuole assistere confermando questa forma di lavoro, e chi lo vuole eliminare”. Peduzzi ha manifestato la preoccupazione del suo gruppo sulla situazione dei precari della Regione Lazio che aspettano ancora risposte da quattro anni sulla stabilizzazione. Infine, Aldo Forte (Udc) ha annunciato l’astensione del suo gruppo per una legge che cerca sì di dare una risposta alla crisi, ma per la quale “le risorse vengono tolte da un capitolo destinato alle spese sociali per essere date a un altro capitolo per spese sociali, anziché tagliare gli sprechi”.
 
(Concetta Chiarella) 4 mar 2009 19:48
 
 
 
 
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